Terapia, sintomi, trasmissione, prevenzione
Il tratto digestivo umano medio è sede di ben 1.000 specie diverse di microrganismi. Sono per la maggior parte innocue o spesso anche molto utili (alla digestione, al sistema immunitario, …), ma quando qualcosa sconvolge l’equilibrio di questo ecosistema batteri e funghi normalmente inoffensivi possono crescere fuori controllo e causare sintomi più o meno gravi.
Uno dei peggiori batteri in grado di prendere il sopravvento è il Clostridium difficile (o C. Difficile) che può essere causa di sintomi particolarmente severi e pericolosi.
Sebbene relativamente rari rispetto ad altri batteri intestinali, il C. diff è una delle più importanti cause di diarrea infettiva nei Paesi Occidentali.

Cause
Se siete in buona salute, con ogni probabilità non sarete colpiti dall’infezione da Clostridium difficile. Il fattore di rischio più comune per quest’infezione, infatti, è l’uso degli antibiotici, che sono in grado di sconvolgere il normale equilibrio della flora batterica intestinale. Tra i fattori di rischio per l’infezione da Clostridium difficile ricordiamo:

  • Uso di antibiotici, specie quelli ad ampio spettro (quelli cioè che sono in grado di eliminare diversi tipi di batteri), anche protratto nel tempo, o associazioni di antibiotici diversi per curare infezioni antibiotico-resistenti;
  • Necessità di ricovero in ospedale o altre strutture di cura;
  • Interventi chirurgici a carico dell’apparato digerente;
  • Interventi all’addome che coinvolgono l’intestino;
  • Permanenza in un asilo, in un asilo nido o in una casa di riposo;
  • Problemi al colon, ad esempio sindrome del colon irritabile o tumore del colon-retto;
  • Problemi renali;
  • Sistema immunitario indebolito (a causa di diabete, … o da farmaci);
  • Assunzione di inibitori di pompa o altri farmaci in grado di ridurre l’acidità gastrica, che normalmente funge da protezione verso le infezioni;
  • Precedenti infezioni da Clostridium difficile;
  • Età superiore ai 65 anni.


La maggior parte delle infezioni da C. difficile si verifica in contesti in cui molti soggetti assumono antibiotici e si trovano a stretto contatto tra loro, come ad esempio ospedali e case di cura.
Una crescente attenzione a questo problema ha tuttavia contribuito a ridurre tale rischio e percentualmente si assiste quindi a numerosi casi anche in situazioni diverse.

Trasmissione
Il C. difficile difficile può essere isolato nell’intestino di circa 1 soggetto adulto su 30, ma non per questo causa diarrea ogni volta che è presente; spesso convivono in modo innocuo con gli altri microrganismi normalmente presenti nell’intestino senza alcun problema.
Alcuni antibiotici possono tuttavia interferire con l’equilibrio dell’ecosistema intestinale e, in determinate condizioni, questo permette al C. difficile di moltiplicarsi e produrre tossine che sono la causa della comparsa dei sintomi. Quando questo accade può esserci il rischio concreto di trasmettere l’infezione, perchè i batteri responsabili dell’infezione sono presenti nella diarrea.
Una volta fuori dal corpo i batteri si trasformano in cellule resistenti chiamate spore, che possono sopravvivere per lunghi periodi sulle mani, superfici (come i servizi igienici), oggetti e abbigliamento che non siano accuratamente puliti, fino a infettare qualcun altro se riescono a raggiungere la bocca.
Un paziente con infezione da C. difficile è generalmente considerato contagioso fino ad almeno 48 ore dopo la completa scomparsa dei sintomi.

Sintomi
Il periodo di incubazione non è conosciuto con precisione, ma si sa che la diarrea connessa a questa infezione può comparire fino a 2 mesi di distanza dalla terapia antibiotica.
Tra i sintomi tipici di una lieve infezione da Clostridium difficile ricordiamo:

  • Diarrea acquosa e frequente (tre o più volte al giorno, per diversi giorni), con eventuale comparsa di sangue (dissenteria),
  • Mal di pancia o dolore addominale,
  • Sensazione di malessere,
  • Disidratazione,
    • bocca secca,
    • mal di testa,
    • produzione di urina ridotta,
  • Febbre lieve, fino a 38 °C nei bambini o da 37 °C a 39 °C negli adulti,
  • Perdita di appetito,
  • Perdita di peso.


Se l’infezione si aggrava ci si può disidratare gravemente (con comparsa di confusione e sonnolenza, aumento del battito cardiaco e svenimento), oppure si può avere difficoltà a defecare.
In rari casi l’infezione da Clostridium difficile può causare la sepsi (un’infezione grave che si diffonde attraverso il sangue) o la perforazione intestinale.

Quando chiamare il medico
Chiamate il medico se i sintomi si presentano immediatamente dopo che avete iniziato ad assumere un antibiotico, oppure se durano da più di tre giorni o sembrano peggiorare.
In particolare segnalare al medico:

  • La presenza di diarrea persistente dopo aver terminato un ciclo di antibiotici,
  • Diarrea sanguinolenta (dissenteria),
  • Dolori addominali severi, febbre alta, una rapida frequenza cardiaca o svenimento.


La diarrea può essere causata da moltissime cause ed è un effetto collaterale comune degli antibiotici, quindi la comparsa di questo sintomo durante l’assunzione non significa necessariamente che si è contratta un’infezione da C. difficile; in caso di persistenza dei sintomi il medico suggerirà comunque di verificare con ulteriori esami.

Diagnosi
L’esame delle feci permette di capire se è in corso un’infezione da Clostridium difficile. A volte sono necessari ulteriori esami per confermare la diagnosi, in alcuni casi il medico potrebbe prescrivervi una radiografia o una TAC del colon.
L’esame per il Clostridium difficile può risultare positivo anche se non avete alcun sintomo: in questo caso si dice che il batterio ha colonizzato l’intestino. Alcune persone, infatti, sono portatrici del batterio, ma non sviluppano i sintomi dell’infezione. Si può parlare di infezione da Clostridium difficile solo in presenza dei sintomi e del risultato positivo dell’esame.

Cura e terapia
Il medico deciderà se sia necessario il ricovero ospedaliero (se non si è già in ospedale) o, in caso di infezione lieve, se si possa essere curati a casa.
In caso di ricovero ospedaliero è possibile che venga preferita quando possibile una camera singola per evitare rischio di contagio.
La terapia prevede:

  • Interruzione della terapia antibiotica in corso, quando possibile; spesso è sufficiente a bloccare i sintomi.
  • Terapia della durata di 10-14 giorni con antibiotici specifici in grado di uccidere il C. difficile.
  • Molto raramente e limitatamente alle infezioni più gravi può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere una sezione danneggiata dell’intestino.


Le infezioni da Clostridium difficile in genere rispondono bene al trattamento e la maggior parte dei soggetti è in grado di recuperare nell’arco di 1-2 settimane, purtroppo si incorre in frequenti recidive (20% dei pazienti)

Si raccomanda inoltre di:

  • Terminare le cure prescritte con grande scrupolo,
  • Valutare con il medico eventuali farmaci per la febbre e i dolori, quando presenti,
  • Lavarsi spesso la mani,
  • Rimanere a casa per almeno ancora 48 ore dopo l’ultima scarica di diarrea.


Alcuni probiotici (fermenti lattici) possono rivelarsi utili per combattere le infezioni ricorrenti da Clostridium difficile se assunti insieme all’antibiotico prescritto dal medico. Prima di assumere qualsiasi farmaco, comunque, chiedete consiglio al medico.

Tra i rimedi pratici contro l’infezione ricordiamo:

  • Bere molto per reintegrare i liquidi che l’organismo ha perso a causa della diarrea
  • Evitare temporaneamente il latte, i derivati del latte, gli alimenti a base di farina di grano (l’apparato digerente può essere molto sensibile per alcuni giorni) e gli alimenti ad alto contenuto di fibre (frutta, cereali, crusca).
  • Se avete la diarrea, e pensate di essere stati colpiti dal Clostridium difficile, chiedete consiglio al medico prima di usare i farmaci antidiarroici, che potrebbero far peggiorare l’infezione.


Durante il Secondo Congresso AMIT Mark A. Miller, uno dei maggiori esperti di Clostridium difficile, ha definito il trapianto di feci attraverso un sondino nasogastrico come “l’approccio che nessuno vuole fare, pur essendo quello migliore e che non fallisce mai”.
Il trapianto viene eseguito prelevando un campione di feci da un parente stretto o, se non disponibile, da un altro familiare o da donatore sano; a questo approccio si associa comunque un antibiotico di copertura.
Benché eventi avversi seri non siano mai stati segnalati, a causa del  rischio di trasmissione di patologie infettive i donatori vengono sottoposti ad esami per le epatiti, HIV, lue, Cl. difficile e altri batteri e parassiti intestinali. Poiché la disponibilità del paziente ad accettare questo tipo di approccio può, in ogni caso, rappresentare un limite, l’indicazione al trapianto dovrebbe essere valutata nei casi severi refrattari alle terapie convenzionali (Fonte: Wikipedia).

Prevenzione
Le spore del Clostridium difficile (le parti inattive del batterio) sono in grado di sopravvivere per molto tempo sulle superfici ambientali, ad esempio sull’asse del water, sui telefoni e sulle maniglie; quindi, per evitare il contagio, è opportuno seguire alcune semplici norme igieniche.

  1. Il paziente colpito dovrebbe restare a casa fino a 48 ore dopo la completa guarigione.
  2. Lavarsi le mani spesso, con acqua e sapone, soprattutto dopo essere andati in bagno e prima di maneggiare del cibo.
  3. Usare i guanti usa e getta quando si entra a contatto con persone infette dal Clostridium difficile.
  4. Non condividere asciugamani.
  5. Lavare la biancheria contaminata separatamente dagli altri, alla temperatura più alta possibile
  6. Usare disinfettanti a base di cloro per pulire le superfici o gli oggetti che possono essere entrati in contatto con un paziente infetto.
  7. Usare il sapone e un disinfettante a base di cloro per lavare le mani entrate in contatto con le feci.
  8. Se andate a trovare qualcuno in ospedale, lavate le mani prima, durante e dopo la visita, soprattutto se andate in bagno.
  9. Non usate gli antibiotici se non sotto prescrizione medica.

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